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Questa frase può essere intesa come una dichiarazione del tutto casuale o può esprimere il desiderio di dilatare l’attimo di uno sguardo iniziale, una scintilla di seduzione che è già scoccata. Oppure può agire come una speranza occulta di creare le condizioni per cui quella scintilla potrebbe accendersi.
La fotografia riesce a parlare in modo trasversale a un larghissimo pubblico: persone che non hanno una grande cultura, che non sono abituate a una consapevolezza della cultura visiva o artistica, possono comunque comprendere rapidamente cosa sia una fotografia e spesso cosa il fotografo stia cercando di dire. Esiste quindi una connessione molto veloce – a volte più complicata di altre – ma veloce. E’ la più moderna di tutte le forme artistiche disponibili oggi, anche più del cinema.
Personalmente ciò che fotografo deve avere un significato secondo, un livello nascosto o non subito evidente che io possa tirare fuori ed esplorare. Non basta fotografare persone, fiori o palazzi: devo rintracciarne l’essenza, ne ho quasi un bisogno fisico, fino a quando non riesco nel mio intento.
Questo è ciò che differenzia il fotografo dalle milioni di persone oggi dotate di un telefonino o piccole fotocamere che scattano in maniera compulsiva più per affermare la loro presenza nel mondo, in un preciso luogo o momento, piuttosto che per documentare o interpretare la realtà che stanno vedendo o vivendo.
Ma alla fine l’unica cosa che conta è se l’immagine sia in grado di farci vibrare, perché allora è una grande immagine ed a quel punto quasi non conta più se sia stata scattata intenzionalmente o per caso, con una macchina professionale o con un telefonino. Non credete?

Daniele Corsini Fotografo.